Le Silenziose

L’altra Mozart

L'altra Mozart

di Melania Petriello

Rita Charbonnier è una donna di grazia palpabile.
Elegante nei gesti, zelante nelle ricerche, delicata nelle parole che usa come fiori appena raccolti.
La sua indagine storica, traslitterata nei romanzi con amore e cura dei personaggi, ha portato alla luce figure di talento, tanto straordinario quanto silente. Nel suo fortunatissimo, e tradotto in tutto il mondo, “La sorella di Mozart” (edizioni Piemme), ha raccontato la vita e l’anima di Nannerl Mozart, bambina e poi donna di grande vocazione artistica, destinata all’ombra perpetua del monumentale fratello Wolfgang Amadeus. Una storia di perseveranza e sottrazione, dolore e sconfinamento, riportata alla memoria della scrittura. Rita ha disvelato un patrimonio umano e femminile complesso, espugnato dalla tradizione conosciuta, ma ancora in grado di suscitare stupore e ammirazione. In questa intervista, rilasciata in esclusiva alle Silenziose, ci porta per mano nel suo mondo abitato da lettere e segni, che lei mette in fila, per farne testimonianza. Una scrittrice di sostanza, riconosciuta e apprezzata ovunque.
Grazie di cuore alla sua generosità, che noi consideriamo già un filo di raccordo prezioso.

Un libro, il suo, che è un profondo omaggio alla parola “riscatto”. Una storia vera di talento e privazione che ha regalato ai lettori la conoscenza di una donna geniale destinata, suo malgrado, al titolo di “sorella”. Che sentimento le ha restituito scriverlo?

Quando ho affrontato il lavoro di ricerca, e poi la stesura del romanzo, avevo in mente il tema del rapporto tra l’individuo e il gruppo, e in particolare l’interazione tra le risorse personali e le circostanze esterne. Ovvero: in una famiglia a dir poco eccezionale nascono due bambini prodigio; uno diventa Mozart, l’altro nessuno. Perché l’altro è un’altra, il che in quel contesto storico-sociale, in quella serie di circostanze, rappresenta un grave ostacolo. Ho vissuto quindi, con la mia protagonista, sentimenti di frustrazione e collera, e ho vissuto soprattutto la trasformazione della collera, energia autodistruttiva, in forza propulsiva di cambiamento: questo è il percorso del personaggio di Nannerl.

 

Maria Anna Mozart ha subito il dolore di vedere la sua arte messa tra parentesi. Da bambina di geniale portamento al clavicembalo, compositrice, apprezzata nelle sue esibizioni presso le corti europee, a donna costretta al matrimonio, al protocollo, al passo indietro. Come ha vissuto Nannerl questa repressione del talento?

Temo che, nella realtà, Nannerl Mozart abbia vissuto piuttosto male l’essere relegata in secondo piano. Suo padre, che era praticamente un grafomane, in una delle sue numerose lettere (datata 20 agosto 1763) inserì un riferimento esplicito al fatto che la figlia dodicenne si sentiva dolorosamente messa in ombra dal precocissimo fratello, di soli sette anni e mezzo. Negli anni successivi, dall’epistolario di famiglia emerge la figura di una ragazza, e poi una donna, affetta da disturbi che oggi non esiteremmo a definire psicosomatici. Nei giorni seguenti la partenza del fratello per qualche impegno musicale, Nannerl era colta da accessi di emicrania; si chiudeva nella propria camera al buio, si fasciava la testa (curiosa usanza del tempo) e non si muoveva dal letto per giornate intere.

 

Quale colpa, e quale assoluzione, per Leopold, il padre ambizioso che sceglie il figlio maschio?

Il padre dei Mozart doveva essere un individuo estremamente controllante, a livelli pressoché patologici, e di fatto ha reso la vita difficile a entrambi i suoi figli. Da loro pretendeva assoluta obbedienza, devozione, sostegno, e non esitava a ricattarli emotivamente. D’altra parte, se oggi abbiamo la musica di Mozart è anche merito di quest’uomo, che ha eletto a scopo della propria vita la costruzione della cultura e della carriera musicale del genio cui aveva dato i natali. E come assoluzione non mi sembra poco.

 

Come possiamo immaginare la vita quotidiana di Nannerl al suo tempo, e come sarebbe potuta essere circostanziata ai nostri giorni?

Mi sembra difficile paragonare la vita quotidiana di Nannerl a quella di una donna dei nostri giorni. Le differenze sono enormi! Lei, peraltro, teneva un diario, e chi volesse farsi un’idea di come fossero le giornate di questa donna può trovarvi pane per i propri denti (il diario è stato pubblicato in varie lingue). Non è esattamente una lettura di piacere, d’altra parte, poiché consiste in un piatto resoconto, spesso in forma schematica, delle sue attività nella piccola, provinciale Salisburgo.

Comunque, siamo liberi di fantasticare: mi piace pensare che al giorno d’oggi Nannerl sarebbe una magnifica direttrice d’orchestra!

 

Se non avesse avuto il fratello, il grande Wolfgang Amadeus, destinato all’immortalità, sarebbe potuta diventare, da donna figlia della sua storia, una “grande” musicista?

Temo proprio di no. Dobbiamo pensare che, nel XVIII secolo, il compito esclusivo delle donne era quello di mandare avanti la casa, e non c’era neanche l’ombra degli strumenti tecnologici che abbiamo oggi e ci facilitano la vita (e vengono utilizzati anche dagli uomini). Non che non esistessero musiciste, per carità; la musica si praticava, per diletto, anche più di quanto non si pratichi oggi, e le signorine delle classi agiate dovevano per forza saper cantare o suonare qualcosa. Se poi erano anche in grado di comporre musica, questa veniva fruita solo all’interno delle mura domestiche e loro per prime quasi certamente non si aspettavano che fosse eseguita in pubblico.

È probabile che la stessa Nannerl abbia composto musica, e che sia andata persa. Del resto suo fratello le scrisse, in una lettera del 7 luglio 1770: “Sono rimasto stupefatto nello scoprire che sai comporre in modo così grazioso! In una parola, il tuo Lied è bello”. Quel Lied non è giunto fino a noi.

Al tempo c’erano anche delle musiciste professioniste, chiamiamole così; e quando ho potuto le ho fatte vivere nel mio romanzo: Mademoiselle Jeunehomme e la principessa Maria Antonia, per esempio. Erano però casi rari, e spesso non erano nemmeno donne “normali”: se una principessa voleva comporre, prima di tutto ne aveva il tempo, non dovendo occuparsi delle faccende domestiche, e poi il fatto che la sua musica potesse essere eseguita in pubblico appariva decisamente meno strano. Inoltre, difficilmente qualcuno si sarebbe permesso di criticarla.

 

Nel suo libro, lei racconta anche della trasformazione del rapporto tra fratelli: dalla complicità sincera dell’infanzia all’allontanamento, quasi feroce, dell’età adulta. Perché Mozart smette di confidare nella straordinaria capacità di sua sorella? Quale timore governa questa regressione?

Nel mio romanzo, Wolfgang e Nannerl Mozart si allontanano per via del comportamento sessualmente sconsiderato di lui che, senza volere, le crea dei gravi problemi. Sul piano artistico, inoltre, Wolfgang non fa che esortare sua sorella a comporre, a perseguire una carriera musicale, per quanto possibile; ma lei, avviluppata nelle proprie tendenze autodistruttive, non gli dà retta. Crescendo divengono molto diversi, così diversi da non riuscire più a comunicare. E se lui ha un timore, è che lei si ripieghi su se stessa fino al punto da smettere di volergli bene.

 

Possiamo ancora avere fiducia nella fama postuma di Maria Anna Mozart, anche grazie a lavori di preziosa ricostruzione storica come il suo? Che, in un giorno non molto lontano, la celebre casa di Salisburgo sia per gli occhi del mondo dei “fratelli Mozart”?

Ho paura di no, per la semplice ragione che il genio di Mozart è indiscutibile e imbattibile e che, per fortuna, la sua musica è ancora con noi e viene eseguita in tutto il mondo; mentre di sua sorella non ci è giunto nulla, se non le testimonianze del suo talento nella corrispondenza di famiglia e negli articoli dell’epoca, risalenti a quando era una bambina o poco più. Secondo il mio parere, peraltro, certi “scoop” che “rivelano” come alcune musiche di Mozart siano state scritte in realtà da sua sorella lasciano il tempo che trovano.

 

Il suo romanzo, uscito per la prima volta nel 2006, ha avuto diverse edizioni. Poi lei ne ha scritti altri due: “La strana giornata di Alexandre Dumas” (2009) e “Le due vite di Elsa” (2011). C’è qualche novità in arrivo?

In effetti, sì. Il mio nuovo romanzo uscirà tra pochi mesi, in autunno; ed è una novità da molti punti di vista, perché non si tratta di un romanzo ambientato nel passato ma di una storia contemporanea, che tratta questioni di bruciante attualità. Il tema è l’appartenenza: a una madre, a una famiglia, a un’etnia, a una nazione. Per il momento non posso dirle di più… se non che sono molto felice ed emozionata.

La ringrazio per le sue parole di apprezzamento e per le belle domande.

Un commento su “L’altra Mozart

  1. Davvero bella questa intervista a Rita Charbonnier, autrice sensibile e insieme esuberante che ha saputo svelarci le ripercussioni più intime e familiari nella famiglia di Mozart. E’ difficile leggere queste pagine senza commuoversi ma anche senza sentirsi indignati nell’apprendere cosa significasse, per una ragazza di grandissimo talento, vivere all’ombra del fratello in una città piccola e provinciale come Salisburgo.

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