Le Silenziose

Il mio Natale ad Assisi

Il mio Natale ad Assisi

di Annamaria Porrino

Ad Assisi nasce l‘idea di – Le Silenziose -, ora realtà, Assisi mi fa tornare alla pubblicazione dopo anni di scrittura su giornali ma soprattutto privata, romanzi e poesie che ora sono pronta a consegnare per essere di nuovo presente nelle librerie. Si era saputo di un mio racconto su come da anni vivo il natale ad Assisi, la sindaca dott.ssa Stefania Proietti Sindaco di Assisi lo vuole, io lo correggo, lo confeziono e lo invio al dott. Giulio Proietti Bocchini, responsabile dell’ufficio gestione e valorizzazione del patrimonio culturale e artistico di Assisi, delegato ad accoglierlo, stamparlo e diffonderlo. É lui ad organizzare la presentazione: 26 dicembre 2019, ore 16,30 presso lo storico Palazzo Monte Frumentario. Non sa che non accetto di fare presentazioni di un mio scritto, ma stavolta dico di si.
Come sempre al Assisi arrivo il 24, e tutto ha inizio.
Mi reco all’Ente del Turismo, che è in piazza, per ritirare le copie che sono state messe da parte per me, ed ecco la prima meraviglia, l’ufficio è pieno del mio libretto: sui tavolini, negli scaffali, ovunque. Due passi ed entro alla mostra dei presepi antichi e ci trovo una ventina di copie, poi entro nell’androne del Palazzo Comunale, sempre aperto, per ammirare gli affreschi del soffitto e trovo una decina di copie, il manifesto che annuncia la presentazione e di fianco il catalogo degli eventi del natale 2019 dove come evento culturale c’è il mio racconto. Il custode mi dice che le copie sono anche alla sede dell’Assessorato alla cultura e al Palazzo Minerva.
Gironzolo tra vicoli e piazze e lo vedo in qualche vetrina, incontro le poche persone che lì conosco e scattano abbracci e foto ricordo con tanto di brindisi.
Alla messa di mezzanotte, tra la piccola processione che si dirige in basilica, altro stupore: alcuni hanno tra le mani il mio libretto. Idem l’indomani.
Alla presentazione parlo, leggera e sciolta come non sono quando devo farlo fuori dalla mia e ristretta intimità, volevo far capire quello che vivo ad Assisi e di come ne scrivo. Come è di rito, al termine, ho ringraziato la Sindaca e il dott. Proietti anche e soprattutto per l’onore nell’avermi concesso il Patrocinio e il logo di un luogo come Assisi, ma le loro parole mi hanno presa alla sprovvista: – siamo noi a ringraziare te e a sentirci onorati per quello che hai scritto, e come – e mi informano che le varie centinaia di copie stampate sono esaurite, quindi si procede alla ristampa. Parto con il cuore gonfio.

In macchina ogni tanto prendo il mio libretto e fisso il logo, la città di Assisi ha voluto che in copertina ci fosse il suo stemma insieme al logo dell’Unesco da cui Assisi è protetta perché patrimonio mondiale.
E carezzo la piccola cometa che ho fatto disegnare sulla punta della basilica in copertina, è partita da lontano e si è fermata lì perché è da Assisi che doveva ricominciare la mia scrittura pubblica.
O meglio, doveva smettere di essere privata.

Annamaria Porrino

È oltre un decennio che il Natale lo vivo ad Assisi. Anno dopo anno una ripetitività voluta: camminare sui ciottoli di Francesco, godere della magnificenza di Giotto sotto il cielo stellato delle due basiliche più famose al mondo, aggirarsi tra vicoli di case in pietra e lanterne dalla luce fioca, vivere l’attesa della natività tra cori gregoriani e liturgie cantate, nella dimensione di intima familiarità che solo Assisi riesce a darmi. La santità maestosa di Francesco e Chiara, dinanzi alla quale un fremito di emozione ti prende e ti porta a riflettere, nel desiderio di vivere almeno in parte con lo stesso spirito di amore e fede che questi due giganti possedevano in purezza. E poi i negozi che incarnano il Natale delle fiabe: dolci glassati, meringhe colorate, angeli festanti e presepi, giocattoli in legno, libri antichi, saponi d’erbe e gastronomia sana, cioccolaterie da cartolina, mostre, recital… E arte, una magnifica arte duecentesca che ti accompagna ovunque vai. Il respiro si accellera perché tutto è grande seppur nella semplicità di chi ci vive e ti accoglie così per farti stare bene, a cominciare dalla piazza che sembra il salotto di casa dove si conversa con l’occhio all’orologio della torre o ai soffitti delle case che a sera puoi intravedere dalle finestre. Passo tra palazzi e portoni, casette basse e alberghi ad immaginare le vite che lì dentro si vivono, ore intere a scrivere delle mie emozioni, visive e tattili, appoggiata al muretto che affaccia sulla valle, o seduta ad un tavolino mentre sorseggio una tisana all’ibisco e rosa canina, o sull’ultimo panchetto di una delle tante chiese che mi fanno parlare al tabernacolo nel silenzio che deve. E nessuno che, entrando, osa fare chiasso. Ironizzo su tutto, mi diverto, mi rilasso, mi emoziono, passeggio senza pause scoprendo cortili e madonnine angolari, amplio il mio bagaglio culturale, trattengo il bello che ti si sbatte in faccia ad ogni angolo, e passo le notti a guardare la valle con le sue luci sparse a caso per memorizzare ogni cosa che qui mi dà vita. E lascio Assisi sazia seppur nella lacrima di nostalgia che mi prende non appena la basilica si allontana, e a me tocca ritornare nel mondo normale dove tutto questo non c’è. Ma io attendo, attendo di tornare in questo mondo che amo, e lui ama me donandosi senza riserve.

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